domenica 15 febbraio 2026

L’ultima dea

 

Come dolce canto il vento sulle acque

si placa e un armonioso coro

dai colli echeggia sommesso e lieve,

e la tua mano si leva alla mia nuca

nella danza dei sogni alati.

Forse il canto ultimo del cigno

ora si libra in un volo d’oro

sul tramonto purpureo inebriante

come forte vino? Offrimi ancora

nel calice delle tue pure mani

il dono del sorriso tuo silente

e di una voce che parla solo al cuore,

muta luce su opalini prati.

Così occhieggia il raggio dell’alto sole

come i tuoi occhi si colmano di gioia

e le ombre seducenti degli ulivi

assorbono le tue pupille in un respiro

fresco, notturno, alla inviolata luna.

E sei il mare, tu la costa fulgida,

alta rupe grembo dei gabbiani

o sinuoso lido vinto dalle maree

mormoranti messaggere d’antichi voti,

la tua immagine si affida alle onde,

il tuo viso sorride. Poi che, pervasa

dall’amore, il tuo tormento diviene

beatitudine, l’attesa è grata

e sospiri cancellano ogni dubbio.

Tu ami e non sai d’amare

e ti perdi inebriata nei meandri

di gioie immaginate e d’insperati allori.

Ma fuori il vento sovrasta e croscianti

flutti si schiantano sulle falesie

e folli gabbiani s’avvolgono nei vortici

del cielo, senza più requie corrono

gli anni ed agitando le speranze le ali

nel frastuono si smarriscono dei turbini.