Come dolce canto il vento sulle acque
si placa e un armonioso coro
dai colli echeggia sommesso e lieve,
e la tua mano si leva alla mia nuca
nella danza dei sogni alati.
Forse il canto ultimo del cigno
ora si libra in un volo d’oro
sul tramonto purpureo inebriante
come forte vino? Offrimi ancora
nel calice delle tue pure mani
il dono del sorriso tuo silente
e di una voce che parla solo al cuore,
muta luce su opalini prati.
Così occhieggia il raggio dell’alto sole
come i tuoi occhi si colmano di gioia
e le ombre seducenti degli ulivi
assorbono le tue pupille in un respiro
fresco, notturno, alla inviolata luna.
E sei il mare, tu la costa fulgida,
alta rupe grembo dei gabbiani
o sinuoso lido vinto dalle maree
mormoranti messaggere d’antichi voti,
la tua immagine si affida alle onde,
il tuo viso sorride. Poi che, pervasa
dall’amore, il tuo tormento diviene
beatitudine, l’attesa è grata
e sospiri cancellano ogni dubbio.
Tu ami e non sai d’amare
e ti perdi inebriata nei meandri
di gioie immaginate e d’insperati allori.
Ma fuori il vento sovrasta e croscianti
flutti si schiantano sulle falesie
e folli gabbiani s’avvolgono nei vortici
del cielo, senza più requie corrono
gli anni ed agitando le speranze le ali
nel frastuono si smarriscono dei turbini.
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