venerdì 1 maggio 2026

Sine nomine

 

Il volto pallido si specchia sul lago della memoria

e la malinconia impera sui suoi occhi,

nella lotta atroce delle volontà, più non vuole

e immoto scorge il suo indolente fantasma.

Nella verde penombra le sue pupille s’aprono,

mentre l’iride è irrorata d’una luce interiore.

Il tempo è fuggito con le nere ali di corvo

e il suo gracchio echeggia ancora sulla marea

dei sogni impossibili, come una nebbia lucida

si stende sulla fronte oltre i vetri dal giardino.

Una lacrima vorrebbe gridare, ma tace

e silente muore.


Ma anche nell’uomo dimora un dio

e percorre la via della vita certo

del prossimo tramonto, all’aurora risorge il sole

nell’ignoto sentiero. A quale fonte

placherà la sua sete?


E tu non leggi ancora nei miei occhi

la dolente preghiera, lo spasimo del cuore

che noi strugge di tormento e nostalgia?

Perché dubiti, perché non credi all’implorare

infinito dello sguardo?