Giovanni Papini, Il tragico
quotidiano e il pilota cieco, Firenze, Vallecchi, 1920
L’uomo
che non poté essere imperatore
Stile
allocutivo in questo racconto in cui lo scrittore si rivolge a un
ipotetico lettore, che ha specularmente le sue stesse caratteristiche
psicologiche. L’impossibilità di realizzare la propria esistenza
secondo la propria volontà fa dell’uomo ambizioso un pensatore, un
filosofo metafisico, un sognatore insomma. L’attività
intellettuale come conseguenza del fallimento nell’azione : il
filosofo come uomo politico fallito, un antieroe, un décadent,
secondo una visione molto nietzscheana.
I
consigli di Amleto
Stile
allocutivo si è detto, ma qui rasenta un tono da comizio elettorale.
Ed è qui il difetto principale di Papini (che osa rimproverare a
D’Annunzio !), quello cioè di giocare con le parole in un crescendo
retorico e ripetitivo degli stessi concetti. Ciò non toglie nulla
però all’abilità e duttilità della scrittura che è quella di
uno spirito originale che talvolta esagera in originalità.
Il
demonio mi disse
Il
narratore incontra uno strano personaggio che si presenta come il
demonio e che lo esorta a una morale superomistica (i grandi
peccatori non vengono puniti ma esaltati, sono i piccoli e meschini
peccatori ad essere puniti). Bisogna mangiare tutti i frutti
dell’albero del bene e del male, non solo uno, per diventare Dei !
Il
demonio tentato
E’
un discorso paradossale in cui si rimprovera al diavolo di non essere
stato un vero nemico della Divinità per non avere distrutto
interamente la creazione, ma anzi avere contribuito al cambiamento e
alla diversità e quindi alla moltiplicazione degli stati e degli
atti, in una incosciente collaborazione con il Creatore. Ciò dicendo
il narratore giunge a far piangere di delusione il demonio stesso. Se
fosse stato filosofo avrebbe fatto invece in modo da ridurre tutto a
un’unica sostanza o al nulla, il che non sarebbe stato granché
differente.
La
preghiera del palombaro
Qui
si rivela il genio di Papini nella rappresentazione quasi leopardiana
del genere umano, una massa di disperati che abita tetri tuguri in
attesa della morte, illudendosi di poter procrastinare la propria
condanna.
Il
mendicante di anime
Uno
scrittore alla ricerca di argomenti per un racconto che gli farà
sbarcare il lunario incontra il suo soggetto preferito : l’uomo
comune. Ma la vita di costui, che si fa narrare brevemente, è
talmente piatta, banale e scontata nella sua monotonia che egli ne
prova orrore. E’ un po’ come la vita di Ivan Iljìc di Tolstoj,
una esistenza calma, confortevole, economicamente sicura, ma priva di
passione, di slancio vitale, di creatività. Una vita da automa
insomma.
Colui
che non poté amare
E’
il lamento di Don Giovanni, sempre alla ricerca dell’amore e di una
donna che non trova mai, la donna amata appunto. Così è passato di
passione in passione di corpo in corpo senza mai appagamento e
sincero sentimento. Ormai vecchio si trova solo in compagnia
dell’Ebreo Errante a raccontare la propria vita in una birreria.
Quest’ultimo cerca di consolarlo esponendo la sua filosofia del
cambiamento, che egli ha sempre consapevolmente praticato, ma non
riesce a consolare l’amante deluso.
L’ultima
visita del gentiluomo malato
Uno
strano personaggio, un gentiluomo rinascimentale dall’aria
malaticcia, confessa di essere solo un sogno e di essere alla ricerca
del suo sognatore per chiedergli di lasciarlo vivere ancora. Poi però
cambia idea e vorrebbe sparire per sempre provocando il risveglio del
suo creatore. Infine scompare alla vista del narratore.
Lo
specchio che fugge
Immaginiamo
di fermare per un attimo il tempo e di pietrificare la vita che fugge
e conduce gli uomini verso il futuro. Gli uomini resi come statue
immobili cominceranno a rendersi conto della miseria del presente
senza la prospettiva di un futuro che la riscatta nella speranza del
meglio. Ma se si rendessero conto che il futuro diviene presente e a
sua volta richiama altro futuro a diventare presente sino alla morte
che non ha più futuro, allora capirebbero che la vita è assurda
perché la si detesta nel presente per una speranza vana. E
l’illusione conduce poi alla morte. La vita è abominevole noia,
sofferenza, dolore, male, ma lo specchio che fugge ci fa inseguire
una catena di illusorie lusinghe, dietro le quali si apre a
inghiottirci il baratro della fine.
Non
voglio più essere quello che sono
Discorso
rivolto ai lettori di colui che non vuole essere più se stesso,
perché sa che non potrà mai non essere se stesso. Già da questa
espressione si può notare l’assurdità della pretesa. Inoltre
l’aspirante all’alienazione non vuole ricorrere al suicidio per
sopprimere il proprio Io, perché questo gli toglierebbe appunto la
possibilità di essere un altro. Infine giunge un demonio ad
annunciargli che presto sarà accontentato, lasciando un vago odore
di incenso nella stanza.
Uomo
tra uomini
E’
difficile riconoscere l’uomo del destino. Per la folla egli è uno
tra i tanti, uno sconosciuto, un individuo anonimo. Ma basta che si
riveli e allora tutti immaginano di averlo incontrato, di averlo
visto.
Elegia
per ciò che non fu
Il
rimpianto del tempo perduto, di ciò che non è stato, ma avrebbe
potuto essere. Il protagonista prova rimpianto, e spavento per il
vuoto della propria esistenza.
Due
immagini in una vasca
(Racconto
che ha ispirato Jorge Luis Borges nella novella “L’altro” de Il
libro di sabbia).
Un
uomo ritorna nella città dove ha vissuto la sua giovinezza. Ritrova
i luoghi di un tempo e in un giardino affacciandosi su una vasca
d’acqua morta vede due immagini riflesse : il sé di oggi e il sé
del passato. Il sé della sua giovinezza ora gli si affianca quale
assiduo compagno e all’inizio la sua presenza, pur così ossessiva,
è piacevole. In seguito però l’uomo non ne può più e decide di
eliminarlo affogando in quella stessa vasca il suo sé giovanile. E’
il solo uomo che viva ancora dopo aver ucciso se stesso.
Storia
completamente assurda
Il
narratore riceve la visita d’uno strano personaggio, attratto dalla
sua fama letteraria. Costui estrae da una valigetta un libro consunto
e, chiesto il permesso di poterlo leggere e di poterne ricevere il
parere (se positivo l’avrebbe accolto con gioia, se negativo si
sarebbe suicidato), comincia la lettura. Il narratore-ascoltatore al
suono della voce di quello è sempre più sbalordito sino allo
stupore più assoluto. Infatti il soggetto del libro è l’esposizione
di tutta la sua vita passata, punto per punto. Fuori di sé decide di
eliminare l’incomodo lettore e gli presenta alla fine il suo parere
negativo. Quello, uscito di casa insieme a lui, si getta nel fiume.
Al mattino il narratore appena desto dal sonno ha come la sensazione
di essere morto. Ma è solo una sensazione.
Chi
sei ?
E’
la voce narrante di un tale che ha molte relazioni e tra queste un
buon numero di epistolari. Ma una mattina non gli giunge nessuna
lettera e così le mattine seguenti, passate in tormentosa attesa.
Uscito in strada, nessuno dei suoi conoscenti mostra di riconoscerlo,
neppure gli abituali avventori del caffè, dove è solito recarsi
assai spesso. Sul punto di impazzire ritorna affranto a casa sua. Qui
a forza di meditare trasforma la domanda degli altri : “Chi è lei
?” in una domanda più profonda rivolta a se stesso : “Chi sei tu
?”. La riflessione su se stesso lo libera a poco a poco dai legami
con gli altri e dai loro pregiudizi. Entra in una fase di
consapevolezza che gli restituisce fiducia in sé solo. Quindi
ritorna nel mondo e scopre che tutto è tornato come prima della
mattina fatale. Finalmente riceve la posta, finalmente gli amici lo
riconoscono e gli parlano. E’ ritornato l’uomo noto di un tempo,
ma nell’animo ormai è segnato da un senso di irrimediabile
solitudine.
Il
giorno non restituito
Il
narratore riferisce di aver conosciuto un’anziana principessa, un
tempo bellissima, ma ora relegata in una villa decadente. Costei lo
aveva ricevuto e in segno di amicizia gli aveva confidato di aver
prestato molti anni prima un anno della sua vita a un misterioso
personaggio. Quest’ultimo le aveva garantito che a sua richiesta le
avrebbe restituito nel corso della sua esistenza dei giorni di
giovinezza compatibilmente agli anni raccolti da altre nobildonne per
mantenere in vita sua figlia ammalata. La principessa ogni tanto si
era tolta la voglia di ritornare giovane, ma poi non aveva più
tenuto il conto dei giorni spesi e si era trovata a disporre di poco
tempo residuo. Ora era disperata perché le rimaneva solo un giorno
di gioventù. Il narratore ottiene per quel giorno di esserle amante
e quando si reca all’appuntamento trova la principessa morta di
dolore alla notizia, recatale per via epistolare, che il suo debitore
non poteva momentaneamente restituirle nulla del tempo dovutole e le
chiedeva di aspettare (chissà per quanto !).
I
muti
Il
narratore presenta l’incontro con uno strano personaggio che vuole
mostrare agli uomini la loro grande miseria. Costui è ritenuto un
maestro di saggezza e, eccentrico com’è, ammette al suo
insegnamento solo una volta ogni uomo che desideri riceverlo. Nessuno
perciò ha mai avuto a che fare con lui in più di una occasione
nella vita. Il suo nome è Ariele (rammenta Shakespeare, La
tempesta) e il suo insegnamento
consiste nello svelare il fatto che tutta la realtà dell’universo
è un infinito discorso interrogativo a cui l’umanità finora non è
stata in grado di presentare delle risposte. Per questo motivo gli
uomini soffrono, vivono nel dolore, muti e poi muoiono. Ma se
sapessero rispondere all’universale domanda un nuovo mondo li
attenderebbe, una gioia immensa !
L’orologio
fermo alle sette
Interessante
svago letterario su un orologio dal meccanismo rotto che segna
imperturbabile sempre la stessa ora, le sette. Mentre il tempo scorre
inesorabile per gli altri, da quell’orologio è segnato invece
l’attimo dell’eternità consegnato ad essa definitivamente. E
così il narratore sa che il tempo nel suo giro, nel suo ciclo
obbligato ripasserà ogni giorno per quel punto del quadrante, che in
quel momento darà l’impressione di essere ancora un meccanismo in
funzione, vivo.
Noi
tutti abbiamo promesso !
Un
tale si rivolge a noi tutti, affermando di essere roso dal rimorso di
non ricordare la promessa fatta prima di venire al mondo. La vita è
senza senso senza appunto il ricordo di questa promessa fatta
nell’interesse dell’umanità. Non si vive per godere, si vive per
adempiere alla promessa. Sì certo, ma quale ? Il nostro
interlocutore, anzi locutore, non se ne ricorda.
Perché
vuoi amarmi ?
Elegia
in prosa sul desiderio di amare e di essere amati e sulla
impossibilità di realizzarlo. L’amato si chiude all’amore
dell’amante, in una ripulsa che sdegna l’insistenza della donna,
che non può capirlo, non può unirsi a lui veramente nell’anima.
Ma poi prevale il senso e qualsiasi ragionamento sfuma, svaporando
nella brama.
Più
presto !
Sembra
quasi una parodia del mito futurista della velocità e del dinamismo.
La vita umana è fatta di troppi momenti di noia e di nulla, potrebbe
essere condensata anche in un giorno, purché sia di gloria e poi
venga la morte !
Una
morte mentale
Parodia
della Noluntas di Schopenhauer. Un certo Kressler (cognome allusivo
di origine tedesca) mette in pratica la sua teoria del suicidio
mentale, secondo la quale è sufficiente per morire non volere più
vivere. Egli così semplicemente non agisce, non compie nulla che
possa spronarlo a vivere. E così alla fine riesce a morire e a
realizzare la sua teoria filosofica.
La
zia di tutti
Una
zitellona, ritenuta, caso singolare, depositaria di tutta la sapienza
matrimoniale, dispensa consigli ai suoi devoti, che pullulano sempre
più numerosi in tutto il mondo. Un bel giorno arriva a casa sua una
giovane ammiratrice che le reca una strana richiesta : avere un
figlio straordinario da un uomo straordinario, s’intende senza
sposarsi. La zitellona ci pensa e poi promette. In breve trova il
soggetto adatto, un grande scrittore, colto e bello, però ahimè
ammogliato. Non fa nulla, va bene lo stesso. L’importante è avere
un figlio super. Così la giovane donna un po’ stramba ottiene
quanto vuole. Però la moglie di lui, donna di larghe vedute, esige
il divorzio e lui, il grand’uomo, si sposa con un’altra donna,
non la giovane stramba. Quest’ultima, si ritrova sola con un
figlio, cacciata di casa dalla sua famiglia inorridita, ed errabonda
di paese in paese. Il bello è che il figlio super tanto super non è,
anzi è idiota. Così va il mondo.
La
vicenda, che è garantita come vera, mi ricorda la sorte di alcune
mie colleghe, che in seguito a matrimoni sfortunati sono divenute
femministe sfegatate antipatriarca e adoratrici prone a terra dei
loro divini rampolli.
Il
suicida sostituto
Un
uomo annuncia all’amico di volersi uccidere per amor suo, per
sostituirsi a lui che, nell’abbandono dei suoi ideali di un tempo,
dovrebbe uccidersi necessariamente. In una sorta di parodia del
sacrificio di Cristo, l’aspirante suicida vuole annientarsi per la
salvezza, se non dell’umanità, dell’amico che ama più di se
stesso. Ma l’amico sorride, scettico. Allora l’aspirante suicida
salvatore si dilegua alla sua vista, scomparendo nella nebbia della
strada, verso la morte.
Lettere
d’amore
Un
tale ritrova in fondo a un cassettone un plico di lettere d’amore
scrittegli anni prima da una donna innamorata (caso attualmente
impensabile !). E invece di ricordare la perduta passione e
immergersi nel ricordo nostalgico del passato, calcola il peso del
pacco di lettere, il loro costo complessivo, il tipo di carta,
l’origine e il costo dei francobolli. E’ infatti assolutamente
incapace di essere sentimentale (e in questo prelude alla nostra
epoca di esibizionisti del sesso).
Indubbiamente
si tratta di una lettura che incuriosisce per la spiccata originalità
del testo, il cui tono oscilla tra l’ironico e il grottesco.