Alberto Savinio, Infanzia di Nivasio Dolcemare (1941), Milano, Adelphi, 2026
Stile surreale, basato sulla capacità evocativa delle parole e sulla loro sonorità e richiamo di immagini analoghe. C’è una certa somiglianza con lo stile di Gadda.
P. 20, si dipinge Nivasio come l’inetto-uomo superiore secondo una definizione ossimorica che però psicologicamente corrisponde in pieno alla realtà. Basta ricordare la poesia “L’Albatros” di Baudelaire.
P. 23-25, la nascita di Nivasio Dolcemare è descritta con fine ironia. Direi che questo sentimento attraversa il romanzo alternandosi a momenti di comicità grottesca.
P. 25, il primo grido del neonato è così presentato : “Il tanto atteso grido della civetta? … No. Il grido di un pollastro a cui si tira il collo? … Neppure. Il primo grido di Nivasio Dolcemare.” Si accenna alla civetta perché il protagonista nasce ad Atene e il padre attendeva il beneaugurante verso dell’uccello di Minerva.
Cap. II, il ricevimento dopo la cerimonia di battesimo del piccolo Nivasio è all’insegna dell’eccentricità e del grottesco, basta notare soltanto il nome dei personaggi : madame Deolinda Zimbalíst, il conte Minciàki, il principe Wassílcikof, il generale Papatrapatàkos, il prefetto Tsapatakalàkis, il sindaco Pestromastranzòglu, il capitano Tsitsipitikàkis e Antoine Calaroni damigello dei salotti.
Segue tutto un corredo di personaggi quanto mai comici e grotteschi, come Frau Linda, il generale Papatrapatàkos dal “ventre burbanzoso”. Una curiosità è rappresentata da alcune note a piè di pagina che sono non solo delucidazioni ma digressioni, spesso ironiche, che si aggiungono al testo narrativo, che in tal modo assume le caratteristiche di una biografia ufficiale. Per molti aspetti questa prosa si potrebbe accostare a quella di Achille Campanile, come anche il gusto per i nomi caricaturali che dipingono da soli tutto il personaggio, ad esempio il nome dei genitori di Nivasio : il commendatore Visanio (anagramma di Nivasio, come del resto Nivasio è anagramma di Savinio) e la signora Trigliona (grossa triglia?). Seguono diverse e gustose scenette che hanno diversi personaggi ma sempre intorno al protagonista cioè Nivasio, come quella che lo vede improvvisamente infatuato del Dio greco, cioè della Chiesa greca ortodossa oppure in compagnia della signora Trigliona che si reca a denunciare un furto da un colonnello che le fa la corte. I personaggi sono generalmente caricature grottesche dai nomi più fantasiosi, come il signor Soranti detto il Demiurgo, o la opulenta signora Basilica, tenutaria di un bordello. Il comico e il grottesco raggiungono vette esilaranti con le prodezze erotiche del dentista Aristogetone.
P. 122 e sg., per molti aspetti possiamo riconoscere la nostra adolescenza in quella di Nivasio, come nell’avventura dei sigari o nei primi stimoli sessuali con la servetta Cleopatra. Il sigaro, forse per la sua forma che ricorda un po’ il fallo, costituisce un inconscio e spesso irresistibile richiamo sessuale, nonostante la nausea che ne deriva, anzi forse proprio per questo. Cleopatra manifesta nell’incontro notturno tutta la doppiezza propria del genus femminino, poiché dopo aver illuso Nivasio con l’apparenza segreta di un promettente rendez-vous lo annichilisce volutamente presentandogli il suo gigantesco fidanzato. La psicologia della donna qui è indovinata pienamente, ma non svelata, perché il motivo di questo comportamento assai antipatico sta nel fatto che la femmina ama mostrare di avere molti corteggiatori e la sua vita sessuale è più basata sulla vanità e l’ostentazione che sulle arti erotiche. In realtà alla donna interessa poco il rapporto in sé ma moltissimo riferirne con allusioni e soprattutto con la presenza degli spasimanti. E’ per questo che si circonda di amiche, per farle crepare di invidia.
Nel seguente racconto “Luis il maratoneta” trattando della rifondazione delle Olimpiadi ricorre alla mitologia in chiave ironica e continua la biografia ideale di Nivasio Dolcemare. Così viene rievocata l’atmosfera delle streghe di Tessaglia nella descrizione delle Meteore di Kalambaka insieme a reminiscenze della storia antica e a dolci avventure nel racconto “Senza donne”.
Nei “Frammenti” che concludono l’opera viene ripresa la figura della signora Perdoux, vedova di un ingegnere francese venuto in Tessaglia, che ci rivela una certa predilezione dell’autore per la donna mediterranea, tonda e morbida, quale anche appare nel personaggio della madre di Nivasio, la signora Trigliona. E’ vero che non viene descritta con precisione però l’idea che il lettore se ne fa è più o meno questa, anche se c’è un pizzico di pepe in più. Direi che è la tipica donna degli anni venti.
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