domenica 6 marzo 2022

Agli Eroi

 


Dei morti alle Termopili

gloriosa è la sorte, bello il destino,

altare è la tomba, senza lamenti si ricordano,

perché il compianto è un inno di lode;

tale sudario non la muffa

né l'indomabile tempo farà nero.

Di veri uomini questo sacrario a serva si prese

la gloria dell'Ellade : lo grida Leonida

sire di Sparta, effusa la grande luce

del valore e la fama eterna.


Così alle porte un popolo difende

le sorti dell'Europa,

né il cupo abisso né il fato

oscurerà il suo nome.







mercoledì 5 gennaio 2022

Mormorare

 


Mentre gli alberi si specchiano

sul lago cinto dalle loro ombre,

fremono le onde e ascoltano

lontano il murmure del vento,

e fra i cespugli verdi s'apre un varco

come stelo di fiore tra la terra.

Nel suono del vento tra le foglie

ella avanza tra l'erbe scintillanti,

come sorge germoglio dalla pianta.

Come s'apre sorgente fra la terra

così ella splendida esce dalle malve

alte del prato e ascolta ferma come cerva.

Sulle onde lievi s'inarca il vento

quasi un amplesso, ed echeggia

della sua voce l'ampia foresta.

L'ampia foresta echeggia della sua voce

che s'innalza come volo d'airone

nei raggi rosei dell'alba.






sabato 1 gennaio 2022

Henry James, Le Bostoniane

 



Henry James, Le Bostoniane (1886), in I grandi romanzi, Roma, Newton Compton, 2016



P. 646, il comico della situazione è che queste femministe sfegatate assistono a New York al Lohengrin di Wagner ! Proprio il Lohengrin con la sua celebre marcia nuziale !

Il romanzo è una satira feroce del femminismo, presentato come una mania, una moda forsennata di zitelle animate da un odio viscerale per il maschio, e anche, vedi Olive Chancellor, con qualche venatura di lesbismo.

P. 673, l'affermazione di Basil Ransom non è forse rivelatrice della verità della natura ?


Cara signorina Tarrant, la cosa più piacevole per le donne è di rendersi piacevoli agli uomini ! E' una verità antica quanto la razza umana, e non lasciatevi convincere da Olive Chancellor che lei e la signora Farrinder n'hanno inventata alcun'altra capace di prenderne il posto, o più profonda, più durevole, di questa.


E così la trama del romanzo conduce inevitabilmente al trionfo della natura e all'unione tra i due giovani Basil Ransom e Verena Tarrant, all'insegna del matrimonio tradizionale con la tradizionale soggezione della moglie al marito.

Il pregio del romanzo consiste, oltre che nelle mirabili descrizioni d'ambiente, nella assoluta maestria d'analisi psicologica che avvicina senza dubbio James a Flaubert e a Zola, ponendolo per profondità di pensiero e di concezione artistica sopra Paul Bourget.

La tematica “di genere” è quanto mai attuale e conduce direttamente a due considerazioni : o quanto vuole farci capire James è sbagliato ed è il frutto di un pensiero conservatore e reazionario, o si presenta come la naturale conseguenza degli istinti e dell'essere umano. Se approviamo la prima, il romanzo è decisamente da considerarsi superato, se la seconda, dovremo dire che James ha perfettamente indovinato, ed è questa che i lettori saranno piacevolmente portati ad accogliere.





lunedì 27 dicembre 2021

La giovane luna

 


La luna si librava, fanciulla insana,

fra le nebbie notturne, appena cinta

da un velo d'argento, come desta

da profondo sonno d'oriente

nelle cortine del suo letto di nubi.

Nell'oscuro ignoto tentava la fuga

e volgeva il volto pieno di stupore

alle colline illuminate di case.

Sposa abbandonata cercava riparo

nelle silenti selve, ove soltanto udiva

il lamento d'un rapace tra le insidie degli occhi.

Tenera incalzata dall'incubo fugge

fanciulla esangue e un'orma di pallore

lascia nell'aria, forma effimera

che seduce col suo alone nel bosco

fosco di cespi e di rubizze bacche

agitati dalla sua arcuata danza.

Così aleggiava lieve la luna

come su un solo piede curvando

il dorso, offrendo ai raggi l'ampio

fianco pregno di rugiade ebbre.

E l'ebbrezza dei sensi l'accompagnava,

mentre essa danzava languida nel cielo.

Un coro di luci intorno ai fianchi

suoi opimi, della carne carchi

nel ritorno dei mesi molli di brame.

Odalisca si confessava all'acque del lago

mèmore di vorticosi lacci, calda

del suo alone dorato come vellutato

frutto, calda di sorrisi e ricordi,

d'immemori istanti di vani impulsi,

come anelito di mari canuti.

E lei riviveva, alle acque stellate

specchiandosi, di promesse non tenute,

insidioso specchio dei desideri,

quali parole incomprese ma dette.

Così si librava per la volta del cielo

mèmore dell'umano errare, antica

giostra dei giorni, sognata chimera,

canto solitario nella notte brumosa,

incantesimo di perduti abbracci amati,

rimpianti ora nel pallido volto.

Pallida custode di segrete lussurie

nel cielo degli istinti effigie, idolo

dietro l'altare fra nebbie d'incensi

danzatrice dei sette veli al suono

ossesso dei crotali e flauti e lire,

mostri l'ampio fianco d'avorio

oscillante alla magia di melodiosa danza.

E poi ti incanti su un letto di nebbie,

una coltre bianca dove ti corichi

pigramente adagiata morbida e lucida

di rugiada notturna, la nera chioma

effusa sul dorso madido di splendore

ambrato, dolce miele stillante. “

Suonava così la voce del cantore,

amante della luna, fedele sempre

all'amata, nella profonda notte assiduo

visionario, in catene schiavo d'amore.

E lei ne gioiva, alta nell'alto,

coronata dell'alone vago di stelle;

s'aprivano i suoi occhi, grandi grani

d'agata, colmi di silente desiderio.






domenica 31 ottobre 2021

Orfeo ed Euridice

 


Così nell'ombra dell'Ade si profondava Orfeo

lento varcando il prato di asfodeli di sotto la volta

grondante dei salici, al lamentoso mormorare dell'acque

ancora lontane dello Stige. Il manto suo alla brezza

fluttuava presago di gemiti alle preghiere dei folti cipressi

ai lati della via pietrosa e bianca, un alveo di torrente,

dove spesso fluiva il plumbeo pianto dei mortali.

Lo chiamava il ricordo di Euridice che lo invocava nei tristi sogni,

lei la dolce amata, rapita dalla morte oscura

prima che fiorisse nei campi verdi della candida luce.

Ed oltre le innumeri schiere davanti al trono di Persefone,

l'aveva sorpresa, tremante, pallida, involta nel sudario.

La regina dei morti gli aveva concesso pur gelosa la donna,

perché alla casa terrena tornasse per pietà dello sposo.

Ed ora la teneva per mano, perché salisse con lui

alla luce del mondo, al canto degli alati e all'antica dimora,

dove l'aveva un tempo amato. La mano era fredda

come ghiaccio del Pelio e doveva forte serrarla

perché non sfuggisse. Ma ella si ritraeva temendo la vita

minacciosa del mondo e la violenza e l'insidia del tempo.

Scivolava la mano ghiacciata in quella di lui,

che la serrava disperando, con forza tremenda, benché la regina

gliel'avesse promessa con fede sicura al patto severo

che mai si volgesse bramoso a guardarla se non alla luce

del giorno divino che guida i mortali. Allora poteva,

ma prima gli pose il divieto, se no sarebbe tornata

nel buio dell'Ade. Ed egli obbediva all'arduo comando,

sentiva la mano leggera che quasi pareva sfuggire

sì come acqua chiusa da mano, pura alla fonte,

e ne sentiva allora un dolore cocente per lo svanire d'un dono.

Aveva temuto il fluire del tempo alla luce diurna

ed ora che dalle mani via fluisse la vita

sì come acqua chiusa da mano, pura alla fonte.

Lieve era la mano, piccola gracile e fredda

timorosa dell'aria quale alato nel nido ignaro

ancora del balzo. Oh, afferrarla, stringerla ancora poteva,

ma la sentiva appena, pur fra le dita nervose,

avvezze al tocco leggero a delicate corde di lira.

E pensava come a sogno lontano all'amata d'un tempo,

come in un sogno amata, alla vivida luce dell'alba.

Splendida giovinezza, la bruna chioma coronava le spalle,

il viso raggiante di gioia, inebriata dell'uomo fedele

e suo per sempre creduto; suo per sempre egli era.

L'amava più degli occhi suoi, della luce del sole,

dell'aria limpida e radiosa o le ridenti distese del mare

o dei fulgidi monti o nel crepuscolo le alte nubi di fuoco

o degli stormi alati o del canto solitario sui verdi rami.

Ma qui l'uno all'altra come ombre erano fugaci,

l'uno per l'altra un'ombra, intangibile forma arcana

come chi vede ombre sul muro teme l'oscura

insidia, l'oscuro alitare che ci coglie sul collo in un bacio

mortale. E una forza tremenda lo strinse a volgere il capo

verso l'amata, l'angoscia che lei potesse sfuggire

via per sempre, per sempre nel buio fosse perduta.

E lei allora quale vano fantasma si spense

nel nero nulla e nulla rimase a lui nella mano.






venerdì 20 agosto 2021

Al sogno

 


Sul ciglio del sentiero ad aspettarmi

riposavi coricata nell'erba, immersa

in un sogno di fate.

Ma non era più l'aurora, non era

più il tramonto. Era un tempo

senza tempo, ormai. Era il crepuscolo

di ogni felicità, di ogni speranza.

Giacevi nella tua bellezza, sorridendo.

Ora dov'è il sorriso ? Un'incerta

luce nella memoria a me ne reca

un'ombra. E il fantasma del desiderio

piange l'antica visione, perduta.






domenica 1 agosto 2021

Pigmalione

 

Sognai un amore lontano

nel vano ricordo di giorni perduti,

oltre le soglie degli istanti

vissuti nell'ardore effimero della speranza.

Sostanza del desiderio eri tu,

mia bella, dietro il velo

delle parole scolpite nell'etere.

Tu ora che fai ? Forse mi pensi

con indulgenza o forse con sufficienza,

chiusa nella torre d'avorio.

Porre il primo passo è difficile

in una terra incognita, vagano

insidiosi felini.

Come una ninfa sul confine

della selva, trascorre tra luci

ed ombre nella fosca pineta

la tua forma di seducente musica,

o forma della donna, fonte dell'arte,

tu sola causa del mio anelito !

Non altro sei tu che l'essenza del sogno,

non altro. La tua comune esistenza

non mi tocca, non è nulla per me.

Sei bellissima ai miei occhi

ed io ti creo. Il resto non mi riguarda

e non m'importa. Il tuo cianciare continuo

m'infastidisce. Ma eccoti ferma, rimani,

ecco, così. La tua bellezza

è la bellezza del mondo.

L'inclita voce dei cantori ti celebra

e la mia fantasia ti foggia

e t'insinua il brivido della vita.

Vita, sei tu il terribile segreto ?

Sei tu l'istante che esalta e risuona

nell'eternità ? La mia mano

si poserà su di te, t'infonderà

l'armonia dell'amore. Ti renderà

feconda di gioie ineffabili,

madre di sensi sublimi.

Che aspetti ? Vieni a me

e sorgi da questa oscurità che t'avvolge

e risplendi della luce che ti dono !

Io colgo

la tua anima ! E il tuo corpo

è il giardino dei miei pensieri,

che si schiudono ai desideri alati.

Come aurora s'adagia sul mare,

così il raggio traspare fra le tue membra

diafane, lucide quale avorio.

Ti ho plasmato, tremando.

E tu eserciterai il fascino

sopra la vita dei mortali

come incendio notturno o stella

brillante nel baratro dei cieli,

il tuo occhio, un abisso, insondabile !

Ma ora ti nascondi nel palpito

della tua ombra e non ti sveli

al mio sguardo che ti cerca

invano. Mi sfuggi e solo

il desiderio mi resta; tu m'appari

nella bellezza della statua, muta.