Un canto lieve si librava sopra le acque
laggiù nella valle magica di Agrigento
o alla fonte Castalìa, nella gola del Parnaso
alla danza delle luminose ninfe,
e Perseo scagliava lontano il capo oscuro
di Medusa accecante. Sorgevano allora
dalle onde del fiume coppie di virenti fauni
e cingevano le bianche ninfe leggiadre
con poderose braccia. Allora Artemide stessa
avrebbe ceduto alle lusinghe suadenti
come cori di cicale da frondosi tigli
o da ulivi argentati nel quieto soffio
del sole meridiano cullantesi fra i rami
in scintillanti occhi. O divina bellezza,
dove sei ora tu? Anche il volo dei cigni
più non scorgo alla foce del fiume.
Oltre il mare, là dove sorge Aurora
dalle rosee dita, nel vento sapido s’effonde
di salino e sui flutti canori un ricordo
remoto d’un’isola erta ed arcana
ove ancora l’amore respira di Nausicaa.
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