Lou
Andreas Salomé, Friedrich Nietzsche,
Milano, SE, 2009
(Friedrich
Nietzsche in seinen Werken, Wien
1894)
Caratteristica
fondamentale della personalità di Nietzsche è la sua totale
passività nei confronti del pensiero. Poteva essere filologo
soltanto facendosi “greco” e “filosofo” soltanto vivendo la
filosofia altrui. Così prima abbiamo in lui il fanatico discepolo di
Schopenhauer e il negatore della razionalità, poi il fanatico
discepolo di Paul Rée e il negatore dell’irrazionalità nonché
l’anacoreta del vero. La sua personalità sin dall’inizio risulta
fortemente squilibrata a favore di un atteggiamento intellettuale o
di un altro opposto. Solo nell’ultima fase della sua vita cosciente
prima della follia raggiunse una posizione propria con la teoria
della volontà di potenza, che indubbiamente è frutto esclusivo
della sua riflessione e meditazione.
Come
giustamente avvertì la Salomé, c’era in lui un’incompletezza di
fondo, una sostanziale mancanza di equilibrio. Quali poi siano state
le cause della follia, tante sono le supposizioni, ma non vi è
nessuna certezza. Certo è che doveva trattarsi di una persona
piuttosto eccentrica, e per questo aspetto vale quanto ne riferisce
Massimo Fini nel suo Nietzsche, l’apolide dell’esistenza
(2014).
La
dottrina dello stile, contenuto di una lettera indirizzata alla
Salomé (riportata in nota a p. 97), è rivelatrice della vera natura
degli scritti di Nietzsche e di Nietzsche stesso. Egli era
soprattutto un grande scrittore, un grande poeta. E il suo capolavoro
è senza dubbio Così parlò Zarathustra.
Si
ponga attenzione all’affermazione della Salomé :
… Nietzsche
non padroneggia soltanto il linguaggio, ma si innalza anche al di
sopra dei limiti di quel che non può essere espresso in maniera
adeguata attraverso di esso, facendo risuonare nella tonalità
emotiva quel che altrimenti sarebbe rimasto muto nella parola .
Questa
dichiarazione è di estrema importanza, perché ci rivela la vera
natura dell’operato di Nietzsche, quella di uno scrittore
simbolista, di un predecessore di Rilke, di Proust e di Joyce oltre
che parente stretto di Dostoevskij.
Dopo
l’esperienza di convivenza intellettuale con Paul Rée, Nietzsche
perviene all’esigenza di
… fondare
da capo la conoscenza sui moti entusiastici del sentimento, della
vita affettiva, e subordinarla agli slanci creativi della volontà .
Questa
interpretazione della Salomé concorda con quella di Giorgio
Colli in Apollineo e Dionisiaco ,
che appunto intende il
dionisiaco come interiorità dell’animo e addita, secondo la stessa
definizione di Nietzsche, Archiloco come esempio di poeta dionisiaco.
La
Salomé sonda l’animo di Nietzsche con una perspicacia veramente
straordinaria, delineando in modo magistrale i moti dell’animo e
l’essenza della personalità del filosofo. Intendendo il superuomo
come antitesi ideale e proiezione mistica dell’interiorità di
Nietzsche, quello che avrebbe voluto essere ma non era affatto, un
mito oggetto del suo culto del quale però non aveva alcuna
partecipazione e forse neppure un’idea precisa, mi sembra che sia
nel giusto. Ha compreso cioè che Nietzsche aveva bisogno di credere
in un essere superiore, e, negando Dio, ha dovuto inevitabilmente
adorare una proiezione idealizzata di se stesso, ma anche
necessariamente antitetica.
In
Al di là del bene e del male
l’affermazione, secondo la quale la menzogna è più importante
della verità perché spesso conserva la vita e perciò l’artista è
al di sopra dello scienziato e della sua ricerca della verità, fa di
Nietzsche il caposcuola dell’irrazionalismo e nel campo artistico
del decadentismo e del simbolismo in letteratura. La sua sensibilità
è affine a quella di Baudelaire e di Rimbaud, oltre che a
Dostoevskij naturalmente.
La
considerazione dell’uomo civile come uomo della décadence
coincide con la concezione di Rousseau dell’uomo civile come
animale degenerato. Anche nella biografia dei due filosofi vi sono
molti aspetti comuni ,
tra questi la misantropia e la mania deambulatoria.
La
citazione :
Tutti
gli istinti che non si scaricano all’esterno, si rivolgono
all’interno …
è
un’annotazione psicologica degna di Freud, di cui Nietzsche è in
un certo senso il precursore.
La
sua dottrina della decadenza è il frutto del sentimento profondo,
avvertito di continuo, della propria malattia, …
con
queste parole la Salomé ha perfettamente indovinato il segreto
dell’ispirazione nietzscheana, la sua stessa latente follia, le cui
cause possono essere state le più varie, dalle tare ereditarie
all’abuso di farmaci a base di oppio, al forzato solipsismo dovuto
anche alla semicecità.
La
dottrina della volontà di Nietzsche presenta una fusione delle sue
concezioni metafisiche precedenti con un determinismo di tipo
scientifico .
Anche
qui la Salomé ha individuato le due matrici essenziali del pensiero
del filosofo cioè Schopenhauer e i positivisti (Darwin ad esempio).
Le considerazioni seguenti sono il frutto di una interpretazione
personale che però si rivela molto perspicace nel delineare con
chiarezza le linee di fondo del discorso nietzscheano. Senza dubbio
il testo proprio del filosofo non è così chiaro.
La
dottrina del superuomo si esemplifica nella figura di Napoleone.
Oltre a Taine, citato dalla Salomé, a mio parere bisogna tener
presente l’influsso di Dostoevskij in Delitto e castigo
(Nietzsche cita I demòni nella Volontà di potenza,
paragrafo 334). Si ricordi la tesi di Raskolnikov dell’uomo
straordinario, del quale ritiene incarnazioni Licurgo, Solone,
Maometto e Napoleone. La tesi del superuomo delinquente, al di là
del bene e del male è già tutta nell’opera dello scrittore russo,
sicché Nietzsche non sembra aver affermato nulla di così originale.
E’
geniale l’intuizione della Salomé che il fondamento delle
concezioni di Nietzsche relative alla storia umana, la sua
distinzione tra morale dei signori e morale degli schiavi, è
semplicemente psicologico, nasce dalla sua condizione psichica scissa
tra la sua natura debole e dolente e la sua aspirazione alla forza e
alla liberazione degli istinti, tra una repressione di essi e uno
sfogo tracotante di tutti gli impulsi. L’uomo superiore è in un
certo senso la proiezione dell’aspirazione di Nietzsche alla
liberazione degli istinti, mentre l’uomo inferiore, il décadent,
è l’uomo represso dai freni della civiltà e delle convenzioni
sociali.
La
seguente osservazione è molto interessante e perspicace, per la
comprensione della “non filosofia” di Nietzsche, dell’intima
contraddittorietà della sua “dottrina” :
…
quel
che egli sembra combattere fin nei suoi fondamenti, lo assume poi a
fondamento delle sue teorie, ma soltanto nelle sue conseguenze e nel
suo significato più estremi. Ciò che egli respinge nel modo più
risoluto lungo il suo cammino, alla fine lo utilizza per annetterlo
alla sua meta finale, al suo scopo. Si può anzi essere certi del
fatto che dove Nietzsche si accanisce e disprezza qualche cosa con un
astio tutto particolare, là vi è qualcosa che in un modo o
nell’altro si nasconde nel profondo, nel cuore della sua filosofia
o della sua vita. E questo vale sia per le persone, sia per le teorie
.
E’
degna di nota l’osservazione secondo la quale l’al di là del
bene e del male nella concezione di Nietzsche non sfocia mai nell’al
di là del bello e del brutto. La sua concezione estetica prevale
sull’etica, anzi la sostituisce.
Il
superuomo è possibile e concepibile soltanto come opera d’arte
dell’uomo .
Di
qua l’apprezzamento particolare della prima grande opera dello
scrittore tedesco e cioè La nascita della tragedia dallo spirito
della musica e del rapporto-opposizione tra il dionisiaco e
l’apollineo. Se intendiamo il dionisiaco come l’inumano che
costituisce il primo stadio dell’antimorale nietzscheana, ecco che
all’apollineo corrisponde la meta del superuomo. E in effetti sulla
scena della tragedia apollineo è appunto l’eroe che recita la sua
parte, dietro cui si nasconde il mistero della natura dionisiaca.
Così, ancora una volta, il superuomo si presenta come una proiezione
ideale del proprio sé, che deve essere superato. E tuttavia resta
soltanto un’immagine, un’idea, una bella opera d’arte.
L’etica
di Nietzsche « assume un carattere in prevalenza
estetizzante »
e si traduce nel suo ideale etico-estetico di Zarathustra, come
trasfigurazione e divinizzazione dello stesso Nietzsche. Così
parlò Zarathustra è
considerato opera essenzialmente esoterica della filosofia mistica di
Nietzsche, mentre le altre opere, di più facile comprensione,
conterrebbero l’insegnamento essoterico.
La
base psicologica del suo pensiero viene individuata nel bisogno di
redenzione, nel bisogno di fornire alla sua interiorità dolente e
malata un sostegno mistico, un secondo io di natura divina, una
proiezione sublimata, appunto Zarathustra.
L’importanza
della concezione tragica dell’esistenza, già rivelata nella prima
grande opera e cioè La nascita della tragedia,
è posta in evidenza dalle opere dell’ultimo Nietzsche, che ha
ormai superato la fase illuministica e positivistica di Umano,
troppo umano e si è nuovamente
avvicinato al suo antico maestro Schopenhauer. La nascita della
tragedia però non è più dallo spirito della musica, poiché la
fase wagneriana è ormai oltrepassata, ma dallo spirito della vita.
Nei misteri dionisiaci la folle ebbrezza degli orgiasti, alimentata
dal dolore dell’autolesionismo, si volge a un’esaltazione della
forza vitale e della vita stessa. E’ una morte e trasfigurazione di
Dioniso stesso che si tramuta in un essere superiore e divino, che
però racchiude in nuce
sempre la stessa natura dionisiaca. E
la tramutazione presuppone il ritorno della vita a se stessa in un
ciclo eterno di ritorno di tutte le cose. La vita con i suoi dolori
non avrà mai fine, ma l’uomo divenuto superuomo ha finalmente
accettato il suo destino e ha compreso di essere un dio.
Il
suo tentativo di trovare una dimostrazione inconfutabile e
scientifica alla dottrina dell’eterno ritorno fallì completamente,
come i suoi progetti di studio rigorosamente scientifico nelle
università di Vienna o di Parigi, e Nietzsche si volse allora
esclusivamente a esplorare le luci della propria interiorità. Questo
fondamento del pensiero di Nietzsche è stato individuato in
Apollineo e Dionisiaco
da Giorgio Colli, che ha risolto l’ego dionisiaco
di Nietzsche, il suo vero Io, nell’interiorità profonda della
coscienza, ma già Schopenhauer aveva sottoposto a dura critica
l’uomo teoretico estraneo a ogni forma di intuizione e cioè Kant,
e nella Critica della filosofia kantiana
rivendica la superiorità dell’intelletto sulla ragione e
attribuisce grande importanza all’intuizione intellettiva.
Mentre
Schopenhauer aveva abbracciato la dottrina induista e buddista della
fuga dal mondo in quanto illusione, Nietzsche al contrario con la
dottrina dell’eterno ritorno celebra il proprio sì alla vita, al
dolore, alla sofferenza, abbracciando con ebbra gioia l’illusione
del divenire e nello slancio vitale, nell’affermazione della
volontà, della forza vitale si unisce alla totalità del vivente.
Mondo,
Dio e Io si fondono in un unico concetto dal quale ora, come da un
qualunque tipo di metafisica, di etica o di religione, il singolo
individuo può far derivare una norma dell’azione e una venerazione
suprema .
Identificandosi
con la Vita e con il Mondo, il filosofo scopre che la sua mente
contenendo in sé l’immagine della realtà è come se la creasse,
quindi il suo Io, occhio del mondo (per usare un’espressione di
Schopenhauer) diventa Dio stesso, creatore del mondo.
E
questo nuovo dio che ci presenta Nietzsche è la figura che egli
credeva contenuta già in se stesso come un essere mistico distinta
dal singolo povero umano e décadent,
cioè Zarathustra. «Zarathustra è quindi il fanciullo e al contempo
il Dio di Nietzsche »
e dalla sua bocca parla la coscienza dell’umanità di tutti i
tempi, in quanto egli è l’apice della creazione, il perfetto, il
nuovo redentore.
Messo
da parte l’esoterismo di Nietzsche, la sua grande affermazione è
che l’interiorità del singolo contiene tutto lo sviluppo possibile
dell’umanità, tutto il passato continua a vivere dentro di lui
nella sua umanità ma anche nella sua animalità, e questa intuizione
prepara il cammino a Freud (l’interesse di Nietzsche per
l’interpretazione dei sogni ne fa chiaramente un anticipatore di
Freud), di cui Nietzsche è indubbiamente il precursore (non solo, ma
precorre pure Bergson). La Salomé a questo proposito riporta
l’aforisma n. 54 de La gaia scienza,
cogliendone l’importanza e manifestando così una propensione alla
riflessione sulla psiche umana che ne farà una discepola di Freud.
Del resto l’interpretazione in chiave psicologica del pensiero di
Nietzsche appare, anche se non sempre con evidenza, un po’ in tutta
questa sua opera.
La
Salomé in nota a p. 178 ci riferisce poi l’interessantissima
lettura che fece Nietzsche forse anche per Zarathustra
e cioè il libro di Paul Deussen sulla religione indiana del 1883
(Così parlò Zarathustra
è del 1883-1885) opera che contiene due idee fondamentali per
Nietzsche e cioè la divinizzazione del filosofo creatore e che egli
raccolga in sé la successione di tutti gli eventi in una sorta di
coesistenza psichica. Quindi le fonti di Zarathustra
dovrebbero essere oggetto di uno
studio attento e meticoloso per capire quanto di originale c’è nel
pensiero del suo autore e quanto di suggerito.
L’affermazione
della Salomé che Così parlò Zarathustra
è un poema ed una descrizione trasfigurata della vita del suo
autore, è sicuramente esatta, ma c’è anche l’influsso di
letture di mistica indiana che Nietzsche probabilmente interpreta a
suo modo. Quello che è certo è che non ha dimenticato Schopenhauer.
L’autrice
considera la follia di Nietzsche come naturale epilogo della sua
filosofia antintellettualistica ed esaltatrice degli istinti
primordiali che andrebbe quindi di pari passo con la sua dissoluzione
psichica. Può darsi che sia così, ma in questo caso bisognerebbe
considerare tutto il pensiero del filosofo o antifilosofo tedesco
come un frutto progressivamente marcio e non come conseguenza di
libera speculazione intellettuale, ammesso che anche questa non sia
che il risultato delle nostre viscere.
Nelle
ultime pagine la Salomé apparentemente sembra colma di un senso di
pietà e rispetto per il povero Nietzsche, ma in realtà gli
rinfaccia di avere battuto moneta falsa, spacciando per proprie in
Umano, troppo umano le
idee di Paul Rée e in definitiva di avere raggiunto un punto di
vista proprio soltanto sulle soglie della follia, con il suo mito del
super-Nietzsche, cioè Zarathustra. Insomma la filosofia di Nietzsche
cosa mai sarebbe ? Il risultato delle sue contraddizioni, della sua
passività di fronte a Wagner, a Rée, alla stessa Lou probabilmente,
e alla fine il delirio di un pazzo.
Cicerone
nelle Tusculanae disputationes,
IV, 18, afferma : «… quae crescentia perniciosa sunt, eadem sunt
vitiosa nascentia» e quindi un po’ di follia alla partenza gliela
dobbiamo concedere al buon Nietzsche ! Ciò non toglie che il suo
pensiero sia comprensibile o condivisibile sino in fondo. Anche
Maupassant divenne pazzo come anche Van Gogh, eppure la follia non ha
mai messo in discussione il loro valore.
Nel
saggio posposto al testo della Salomé, Domenico Fazio sottolinea
l’importanza che ebbe per la conoscenza della personalità di
Nietzsche il soggiorno a Tautenburg. Qui la Salomé ebbe la
possibilità, come probabilmente nessun altro, di condurre lunghe
discussioni durante le passeggiate nella foresta e così di conoscere
a fondo il pensiero di Nietzsche e soprattutto il suo carattere, che
indovinò perfettamente nel descriverlo come essenzialmente religioso
ed eroico e intuendone anche i lati più oscuri e psicologicamente
labili nella insincerità con se stesso. Nietzsche in parole povere
tendeva a negare la propria natura umana in nome di ideali eroici. Ma
forse gli istinti ripudiati non lo avrebbero poi fatto a pezzi come
fecero di Penteo le baccanti ?
L’intuito
della Salomé era rafforzato e reso ancora più acuto con ogni
probabilità dall’amore o meglio da un affetto profondo. Si dice
che fra le tante relazioni che ebbe la Andreas-Salomé quella vera
non fu neppure con suo marito (Andreas appunto) ma con il dottor
Pineles ,
che fu l’unico dal quale
ebbe un figlio, subito perduto. Ma probabilmente prima di Rilke il
grande amore inconfessato fu per Nietzsche, come testimonia la poesia
scritta per lui e da lui musicata, la Preghiera alla vita,
pubblicata con il titolo di Inno alla vita.
Il
valore della testimonianza della von Salomé è dato dal fatto che
del libro su Nietzsche fu a conoscenza Nietzsche stesso, perché ella
gli lesse e discusse con lui un abbozzo della prima parte dell’opera
e alcune sezioni della seconda.
Ma
questa testimonianza, che riferisce anche della confidenza fatta
all’autrice dal filosofo stesso che le avrebbe rivelato la malattia
mortale del padre e il sospetto di averla ereditata, viene confutata
aspramente dalla sorella di Nietzsche, Elisabeth, la quale nella sua
biografia del filosofo, per stornare l’ombra di tare ereditarie che
avrebbero secondo lei danneggiato la fama del fratello, afferma che
la malattia del padre fu dovuta a una brutta caduta che avrebbe
provocato una commozione cerebrale.
Nella
sua biografia del fratello la Förster-Nietzsche
condanna
decisamente, accusandola di totale falsità, quest’opera della Lou
Salomé, ma in verità non si può negare che essa rappresenti ancora
oggi una valida testimonianza della personalità del filosofo e
costituisca un utilissimo contributo alla comprensione del suo
messaggio agli uomini.
In
ogni caso sulla base delle testimonianze tramandateci non è
possibile chiarire definitivamente il dilemma. Nietzsche divenne
pazzo da savio che era prima o fu invece sempre folle ? Forse però
è un falso problema. Noi leggiamo quanto ha scritto (o si presume
abbia scritto) e lo apprezziamo, perché riconosciamo valore e
talvolta verità in ciò che leggiamo. E le parole hanno un senso,
almeno in se stesse.