Nei tuoi occhi
l’equoreo manto delle ninfee
rifletteva lo splendore marmoreo dei templi,
come ad incantesimi di luce
nell’alba
sorgono le speranze,
così fulgeva la tua pupilla, un’ala
multicolore di farfalla
sopra la distesa di sognanti fiori.
E il mare dardeggiava d’oro
negli occhi tuoi riflesso
e accolto nell’abisso
delle pupille, sconfinato spazio
ove si perde il pensiero
e sempre si ritrova
il desiderio.
Il tuo volto luminoso
ardeva nella mia notte,
segnalava dei naufragi
quale un faro lo scoglio.
E sulle arene segnava il vento
il sogno del tuo viso,
il tuo profilo così puro
sorgeva ai miei occhi
nell’alba, e il vento ti sollevava
i capelli del color di rame.
E nell’azzurro scorgevo
dell’iride il sorriso nelle pupille
della tua forma perfetta di naiade
sorta dal silenzio delle acque,
una dea degli Elleni,
come fusto di palma,
snella e leggiadra;
nei tuoi occhi si smarriva
la malinconia di antichi templi
e il tuo sguardo s’abbandonava azzurro
nell’indolente nostalgia d’una chimera
perduta.
Ti appartavi triste,
naufragando nei ricordi,
desolata effigie della vita trascorsa.
Nei tuoi occhi
vanivano i crepuscoli d’autunno,
sorgevano le lune misteriose,
s’aprivano i fiori notturni
di profumi esotici,
s’intrecciavano nei vortici
della tua chioma ambrata.
Quale fortezza inespugnabile
t’ergevi nel tuo isolamento geloso
come una principessa od una vestale,
sacra a una vita indimenticabile.
Preda d’una insaziabile angoscia
abbassavi lo sguardo colto da un’improvvisa
febbre e l’ansia mortale
t’angustiava come la morsa dei ricordi.
Anche per me tu eri un ricordo
di tempi lontani, un’ossessione
di brame occulte,
ma i tuoi occhi s’aprivano ebbri
per un istante, come nella notte
Selene colma sorride
a Endimione.
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