venerdì 5 gennaio 2018

Gérard de Nerval, Storia del califfo Hakem






Gérard de Nerval         Storia del califfo Hakem         Roma, Via della Seta Editrice, 2016

Racconto tratto dall'opera di Nerval Voyage en Orient ( 1851 ).

La storia richiama la vicenda narrata da William Beckford nel suo Vathek ( 1786 ), cioè quella di un califfo un po' originale che qui si crede Dio e nel Vathek sfida il destino e finisce all'inferno.
Ambedue i protagonisti hanno tratti simili, un aspetto maestoso, uno sguardo perturbatore, una passione amorosa proibita.

Interessante è il saggio, del 1946, di Alberto Moravia sul Vathek di William Beckford, di cui riporto un breve stralcio : “ Il valore del Vathek, a parte le insolite qualità di fantasia e di invenzione, sta nella consapevolezza, sincerità e lucidità con cui Beckford a poco più di vent'anni giudica se stesso e i propri sogni. Apparentemente Vathek, scritto in francese, chiaramente derivato dalla lettura delle Mille e una notte e dei romanzi filosofici e orientali settecenteschi, può sembrare il perfetto frutto di una infatuazione e di una sensibilità diffuse in tutta Europa. Ma in realtà esso si distacca dalla letteratura di quegli anni per il suo romantico carattere di autobiografia moralistica e immaginosa, di confessione favoleggiata e apologetica. C'è un senso cristiano della vanità di tutte le cose in questa favola pagana e orientale di un orgoglio criminale che finisce in una catastrofe. E se la pittura di Eblis, lo spirito del male, ricorda assai quella del Satana di Milton … così da far pensare che Beckford il libertino nascondesse nell'anima più di un riflesso dell'antico rigore puritano; d'altra parte la storia di Vathek con la sua smisurata avidità di esperienza e di ricchezze che lo porta a vendersi a Eblis, anticipa il mito faustiano predominante nel secolo successivo. In questo senso Beckford prende figura di precursore; e il suo libro piuttosto che tra gli aridi e ragionevoli romanzi filosofici ed orientali del tardo Settecento, trova il suo posto tra quei libri a fondo deluso e demoniaco che da Byron su su fino a Dostoevskij commentano e illustrano gli innumerevoli sviluppi della lunga malattia romantica. Con questa differenza tra Beckford e tanti altri : che l'autore del Vathek … scriveva di cose realmente vissute e sperimentate. “ ( W. Beckford, Vathek, Torino, Einaudi, 1973, p. X-XI )
Più avanti Moravia ci suggerisce la somiglianza tra Beckford e Oscar Wilde, ma io direi piuttosto tra Beckford e Dorian Gray, del quale aveva le caratteristiche psicologiche e forse anche fisiche. Le misteriose abitudini di Dorian sembrano accompagnare il peregrinare di Beckford in Europa e in Italia, dove elesse Venezia a patria del suo sogno estetico orientaleggiante ( la Venezia del futuro Stelio Effrena del Fuoco di D'Annunzio e di Aschembach della Morte a Venezia di Thomas Mann ).

Hakem come Vathek è dedito all'astrologia, inoltre vuole sposare la sorella Setalmulc per consegnare alla posterità una progenie divina, come un tempo solevano fare i faraoni dell'Egitto. Ma farà una brutta fine, ucciso in un agguato dal suo migliore amico, ignaro peraltro dell'identità della sua vittima, inviato come sicario proprio dalla sorella, vendicativa e assetata di potere.
Ecco come appare per la prima volta il personaggio Hakem nel racconto di G. de Nerval : “ Lo straniero fissò su di lui le sue pupille di un azzurro scuro, la pelle della fronte gli si contrasse in pieghe così violente che la capigliatura ne seguiva le ondulazioni. Per un istante sembrò sul punto di gettarsi sul giovane spensierato e farlo a pezzi ... “ ( op. cit. p. 16 )
E nel Vathek ecco il ritratto del califfo : “ D'aspetto era bello e maestoso ma, quando si adirava, uno dei suoi occhi diventava talmente terribile, che nessuno osava guardarlo, e il malcapitato sul quale esso si appuntava, cadeva immediatamente per terra, e talvolta moriva. “ ( p. 26 di I grandi romanzi dell'orrore, Roma, Newton-Compton, 1996; il racconto di Beckford è seguito da altri romanzi, tra cui Il Dr. Jekill e Mr. Hyde dello Stevenson e Dracula di Stoker, la sua traduzione è però corredata di un cospicuo e interessante apparato di note ).

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