venerdì 5 agosto 2016

Soren Kierkegaard, Sul concetto d'ironia






Soren Kierkegaard           Sul concetto di ironia in riferimento costante a Socrate ( 1841 )
Milano, BUR, 1995



P. 63, sullo sprofondare in se stesso di Socrate : “ ecco, con questo sguardo fisso davanti a sé, cui tanto spesso s'abbandonava, potrebbe fornire un'immagine plastica della sintesi astratta di comico e tragico, di cui può essere qui questione. Lo sguardo fisso può appunto denotare, o lo sprofondare speculativo ( questa sarebbe piuttosto la postura platonica ), o quel che diciamo il non pensare a niente, nel momento in cui il “niente” ti si fa quasi visibile. Una sintesi superiore di tal fatta Socrate poteva fornirla certo, ma è la sintesi astratta e negativa nel nulla. “
P. 88-89, nel momento in cui Kierkegaard fa di Socrate un nichilista conferisce piena validità alle argomentazioni di Nietzsche nella Nascita della tragedia : “ La filosofia platonica vuole che l'uomo muoia alla conoscenza sensibile per dissolversi attraverso la morte nel regno dell'immortalità, dove l'eguale in sé e per sé, il bello in sé e per sé ecc. vivono in un silenzio di tomba. Con forza ancor maggiore ciò viene espresso nelle parole di Socrate, che il desiderio del filosofo è di morire ed esser morto. Ma un desiderio simile della morte in sé e per sé non può essere fondato sull'entusiasmo, se si vuole davvero rispettare questa parola, e non riferirla ad es. alla frenesia con cui talvolta si vede l'uomo aspirare all'autoannientamento, probabilmente fondata su una specie di tedio della vita. Sin quando non si può dire di veder chiaro in tale aspirazione, può esserci ancora l'entusiasmo, ma quando essa ha il suo fondamento in una certa inerzia, oppure il soggetto è consapevole di ciò cui aspira, allora a predominare è il tedio della vita. “
P. 132, il dèmone di Socrate, il dèmone “mostruoso” dell'ironia : “ … qual dèmone mostruoso abiti nei vuoti luoghi ed aridi dell'ironia. … per uno come Platone dev'essere stato sempre molto difficile capire del tutto Socrate … davvero non si può cercare in Platone una mera restituzione di Socrate. “
P. 138, Aristofane porta in scena nelle Nuvole il Socrate reale : “ Per prima cosa è importante convincersi che quello portato in scena da Aristofane è il Socrate reale. “
P. 179, aspetti negativi dell'operato di Socrate ( in questo Kierkegaard sembra andare d'accordo con Nietzsche ) : “ E quando col singolo aveva concluso, allora per un attimo si placava la fiamma divorante dell'invidia ( nell'accezione metafisica del termine ), per un attimo allora l'entusiasmo distruttivo della negatività era appagato, e così Socrate assaporava appieno la gioia del'ironia, godendone doppiamente, poiché sentiva d'avere agito per il dio, col suo avallo. … La negatività sottesa alla sua ignoranza per lui non era un risultato, non un punto d'avvio per una speculazione più profonda … Questa ignoranza era la vittoria eterna sull'apparenza, che nessun fenomeno singolo né la somma di tutti i fenomeni poteva strappargli, ma in virtù della quale ad ogni istante vinceva sull'apparenza. … Se dunque Socrate poté trovar pace in quell'ignoranza, è perché non lo muoveva un bisogno speculativo più profondo. “
P. 215, Socrate distrugge la classicità, vedi Nietzsche, La nascita della tragedia : “ Ma l'ironia a sua volta è il gladio, la spada a doppia lama che Socrate fece roteare, qual angelo di morte, sopra la Grecia. L'ha colto ironicamente bene egli stesso nell'Apologia, dove dice d'essere come un dono degli dèi, e specifica : un tafano indispensabile a quel grande e nobile, ma tardo destriero che era lo stato greco. … In lui si conclude uno sviluppo e con lui ne inizia uno nuovo. E' l'ultima figura classica, ma consuma questa sua sorgiva, naturale pienezza nella missione divina con cui distrugge la classicità. “
P. 233, l'opera di Kierkegaard si rivela sempre più un'interpretazione del socratismo alla luce dell'hegelismo.
P. 273, Socrate il nihilista, in questo la tesi di Kierkegaard combacia con quella del Nietzsche : “ … per lui l'intera vita sostanziale della grecità aveva perduto il suo valore, vale a dire dunque che la realtà sussistente era per lui irreale, e non per questo o quel singolo verso, ma nella sua totalità intera in quanto tale; nel rapportarsi a questa realtà senza valore, lasciò sussistere per finta il sussistente, e così lo portò a rovina; in tutto ciò divenne sempre più leggero, sempre più libero in negativo. Ebbene, stando a questo vediamo bene che il punto di vista di Socrate, in quanto negatività infinita e assoluta, fu ironia. ”
P. 285, ricorda sempre il Nietzsche : la volontà di autodeterminazione, essere il proprio destino : “ L'ironista però ha sempre in serbo la sua libertà poetica, sicché, quando s'accorge di non diventare nulla, ci poeta sopra, e, come noto, tra i modi poetici di vita preconizzati dall'ironia ve n'è uno, anzi il più nobile fra tutti : diventare puro nulla. “
P. 288, la noia, fondamentale stato d'animo dell'ironista, vedi Leopardi : “ Noia è l'unica continuità dell'ironista. Noia, quest'eternità senza contenuto, questa felicità senza piacere, questa profondità superficiale, questa sazietà affamata. Ma noia è precisamente l'unità negativa, sussunta in una coscienza personale, in cui le opposizioni scompaiono. “
NB vedi Diogene Laerzio, libro II, 32-33 :
Ἔλεγε δὲ καὶ προσημαίνειν τὸ δαιμόνιον τὰ μέλλοντα αὐτῷ· τό τε εὖ ἄρχεσθαι μικρὸν μὲν μὴ εἶναι, παρὰ μικρὸν δέ· καὶ εἰδέναι μὲν μηδὲν πλὴν αὐτὸ τοῦτο [εἰδέναι].






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